Nel 1990 nasceva Archie, il primo software per archiviare le pagine web. Tutto è cambiato, e c''è un re che si chiama Google
| Come erano diversi i primi motori di ricerca rispetto alle fantasiose evoluzioni di oggi! Sul sito della versione statunitense di PC World , una galleria nostalgica di immagini festeggia i 20 anni dalla prima apparizione di questi strumenti software, nati per permettere di sondare la rete e trovare quel che si desidera. Quella esigenza condusse alla creazione di Archie, abbreviativo di archive (archivio), il programma nato alla McGill University School of Computer Science del Canada due decadi fa.
Esordì proprio in settembre? Fu certamente nel 1990 che fu sviluppato e usato per la prima volta. Internet furoreggiava, ai tempi , soprattutto nelle università ed era aggiornato principalmente tramite il protocollo FTP (usato ancora oggi per lo scambio di file di grandi dimensioni). Archie teneva la contabilità dei documenti conservati nei tanti server FTP sparsi nel mondo. Era essenziale e non molto “user friendly”, come si suole definire oggi un programma che abbia un'interfaccia piacevole e chiara, usabile senza lunghi tirocini. Presto, la creazione di Alan Emtage, Bill heelan e Peter Deutsh non poté più fornire risultati efficienti, soverchiata della crescita esponenziale del web e dalla sua progressiva popolarità. Bisogna aspettare il 1994 per incontrare un nome probabilmente noto alla maggior parte degli utenti e dei lettori: nella metà degli anni Novanta, che decreteranno il boom di internet, ecco Yahoo, allora noto per essere un archivio di siti compilato manualmente da una pattuglia di analisti della rete, che catalogavano e classificavano. Una tecnica che aveva l'indubbio vantaggio di spiegare i contenuti dei link, ma che non poteva tenere il passo con la moltiplicazione degli indirizzi disponibili. Nacque così WebCrawler, il primo motore di ricerca che scandagliava automaticamente tutti gli url del cyberspazio. Questo sistema sarebbe stato poi adottato da numerosi cloni e, successivamente, si svilupparono i cosiddetti meta-motori, come MetaCrawler, programmi che restituivano risultati di ricerca basati su più motori contemporaneamente. La concorrenza tra questo tipo di prodotti era ormai è agguerrita: Excite e Lycos puntarono a diventare veri e propri luoghi di comunità per gli utenti che si rivolgevano ai loro servizi, ma il sito che dominò in quella fase fu senza dubbio quello di Altavista, con il più efficiente software di indicizzazione. La sua storia è fin troppo nota: nel 1996 gli fece da incubatrice la Stanford University ed ebbe come padri Sergey Brin e Larry Page, ma fu nel 1998 che esordì nella forma in cui, mutatis mutandis, oggi lo conosciamo. L'effetto fu devastante: si trovava esattamente quel che si cercava. Si scriveva nella casella di ricerca “La Stampa” e, in cima ai risultati, compariva l'url del quotidiano, e non una qualsiasi pagina in cui si citava la bibbia di Gutenberg o i sistemi di stampa al torchio. Il trucco era basarsi sui link che puntavano a quel sito, incrociati con i termini che comparivano nelle pagine. Nasceva una sorta di funzione plebiscitaria con cui si decretava l'attinenza tra una parola cercata e una pagina web. Da allora, per essere visibili su internet bisogna essere su Google e ci sono migliaia di professionisti che insegnano come farsi notare dal motore di ricerca. La società è diventata un colosso ed è sempre impegnata in una battaglia con quelli che definiscono i “bad guy”, ragazzacci che cercano di piegare gli algoritmi del motore di ricerca alle loro esigenze, cercando scorciatoie e trucchi per scalare i risultati e comparire senza meriti al primo posto. |
|
Fonte notizia: lastampa.it
Data Pubblicazione: 10/09/2010
Inserita da: Chi